GIORGIO PRIORI

Giorgio Priori e la crescita dell'azienda
Giorgio Priori spiega quali sono i tre scenari possibili per la crescita di un'azienda e perchè solo uno è quello più interessante per un investitore

La crescita dell’azienda è sempre una scelta felice?

La crescita dell’azienda su cui vogliamo investire è sempre un aspetto da guardare positivamente ?

Anche se la domanda a prima vista sembra avere una risposta scontata in realtà non è così. E soprattutto non è così per chi investe e si attiene alle regole che garantiscono il giusto Margine di Sicurezza.

Se l’azienda deve crescere, e quindi soddisfare una maggiore domanda di mercato, allora la crescita dell’azienda avrà necessariamente bisogno di maggiori capitali.

Questi capitali servono allo scopo di acquistare più attrezzature e impianti (assets o immobilizzazioni) ed impiegare più personale.

I capitali possono provenire da tre tipi di fonti che si possono dividere in: capitali propri (Equity), capitali di debito (Debt).

I primi possono essere presi impiegando parte o tutte le proprie riserve, oppure non distribuendo o riducendo gli utili distribuiti sotto forma di dividendi.

Oppure ancora più estrema potrebbe essere l’immissione sul mercato di nuove azioni.

Tutti queste operazioni andranno comunque a ridurre in qualche modo il valore del capitale degli investitori.

Il capitale di Debito (Debt)

Se invece l’Azienda decide di ricorrere al capitale di debito questo può generalmente avvenire in due modi:

  1. attraverso dei prestiti bancari
  2. attraverso l’emissione di strumenti di debito quali Corporate Bond (Obbligazioni).

In entrambi i casi lo Stato Patrimoniale dell’azienda avrà un sostanziale peggioramento in quanto il nuovo capitale avrà comunque un costo.

Il capitale di Debito avrà una sostanziale incidenza sui flussi di cassa futuri dovuta agli interessi e alla restituzione del capitale preso in prestito sia che si tratti di debiti bancari che di Bond.

Il capitale di Rischio (Equity)

Il capitale di Equity costerà agli investitori che vedranno ridotti o annullati gli utili distribuiti.

Oppure una diluizione del prezzo delle proprie azioni con l’emissione di nuove sul mercato ed un conseguente abbattimento anche del valore degli utili per azione (EPS).

Quindi quando un Amministratore decide di procedere ad un’espansione dell’attività dell’azienda deve valutare bene se questo non vada a creare maggiori danni che benefici per l’azienda e per gli investitori.

L’esito della crescita in realtà è legato esclusivamente al vantaggio competitivo dell’azienda nel proprio settore rispetto agli altri competitors.

Si possono infatti presentare tre differenti scenari. E solo uno di questi è lo scenario che predilige un investimento con il corretto margine di sicurezza.

Crescita dell’Azienda: Primo scenario

Il primo è quando l’azienda ha un vantaggio competitivo sostanziale sugli altri concorrenti. Questo si esplicita in maggiori barriere di ingresso ed + ben definito dal valore del ROE.

Un ROE alto sta a significare che l’azienda è in grado di far rendere molto bene il Capitale Proprio e riesce a tenere fuori i concorrenti.

Ad esempio Apple ha un ROE del 40% che è molto alto.

La maggiore espansione di mercato data dalla crescita dell’azienda porta ad ulteriori benefici sul capitale investito e quindi ad un aumento considerevole del Valore Intrinseco dell’azienda.

Crescita dell’Azienda: Secondo scenario

Il secondo caso è quando l’azienda non ha un vantaggio competitivo sostanziale sulle altre concorrenti.

In questo caso la tendenza di un’azione di crescita sarà quella di permettere al maggior guadagno di essere appena sufficiente a ripagare il costo del nuovo capitale investito.

Crescita dell’Azienda: Terzo scenario

Il terzo caso, il peggiore in assoluto ma anche abbastanza frequente, è quando per la crescita dell’azienda gli amministratori investono in un mercato dove ha uno svantaggio competitivo.

In questo caso la crescita sarà nefasta per il bilancio e per gli investitori in quanto porterà ad una perdita costante dovuta al costo del nuovo capitale impiegato.

L’azienda infatti non è in grado di far rendere tale capitale in modo che possa almeno provvedere a ripagarne il costo.

Qui la migliore soluzione è quella di una decrescita o addirittura di un’uscita completa da quel mercato.

L’investitore dovrà sempre vedere la crescita di un’azienda tenendo conto del vantaggio competitivo che questa azienda ha nel proprio mercato.

Il vantaggio competitivo

Il così detto “fossato” costruito dall’azienda attorno al proprio mercato è abbastanza profondo da tenere lontani gli altri concorrenti?

Quali sono le barriere di ingresso?

Se un’azienda con importanti disponibilità economiche decidesse di entrare in quel settore sarebbe in grado di farlo replicando esclusivamente gli investimenti in impianti e personale della nostra azienda?

Oppure dovrebbe costruirsi tutta una serie di “asset intangibili” che la nostra azienda già ha (Il così detto Franchise: non è possibile copiare Apple o Coca Cola)?

Giorgio Priori

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di Giorgio Priori

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