GIORGIO PRIORI

Perchè le imprese di costruzione falliscono
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Perché le imprese di costruzione falliscono ?

Completamento tunne stradale
Perché le imprese di costruzione falliscono?

Perché le imprese di costruzione falliscono? Il settore edilizio in Italia è in grave crisi. Lo riporta anche un articolo del Sole 24 Ore del 9 gennaio 2018 in cui si evidenzia come tale crisi abbia colpito anche le grandi imprese quali Astaldi, Condotte, ecc.

Il fantasma del passato e il fantasma del presente

Forse perché è appena passato il periodo natalizio ma, scrivendo questo articolo, mi sembra quasi di avere, come nei cartoni animati di qualche tempo fa, due piccoli e chiassosi fantasmini sulle spalle che mi urlano all’orecchio consigli opposti.

Da una parte il fantasma del mio passato da ingegnere specializzato in opere civili.

Con caschetto e progetti sotto il braccio mi fa vedere queste grandi società come un’opportunità per realizzare altissima ingegneria.

Un modo per mettere a frutto tutto quello che ho imparato e ancora di più. Un paradiso professionale!

Sull’altra spalla invece ho il fantasma del mio presente da investitore. Armato di calcolatrice mi fa vedere tutto un altro panorama.

Proprio lui, a voce altissima, fa di tutto per farmi stare lontano da questi investimenti. Vediamo perché.

I 2 punti che affronteremo

Non pretendo di essere esaustivo data la vastità dell’argomento ma cercherò di mettere in evidenza:

  1. i più importanti motivi per cui sono degli investimenti rischiosi
  2. quali sono le strategie per ridurre i rischi

Le Società di Costruzione

Tratterò l’argomento in due articoli consecutivi.

In questo primo articolo tratterò delle società di costruzione prettamente di lavori civili, nel prossimo delle società edili.

Nell’articolo del Sole 24 Ore si parla di circa 600’000 posti di lavoro persi in dieci anni e 120 mila imprese chiuse.

Cerchiamo di capire a livello finanziario perché le imprese di costruzione falliscono e sono così rischiose in un momento di crisi, soprattutto in Italia.

Premetto che personalmente ritengo la responsabilità di così tanti fallimenti sia da attribuirsi in massima parte in capo agli imprenditori ed agli amministratori.

Questi hanno la responsabilità completa della loro inefficace capacità di gestione finanziaria e strategica dell’impresa oltre che alla scelta di un modello di business spesso estremamente rischioso.

La fragilità del sistema si vede nei periodi di crisi.

Escludiamo i fattori esterni

Per fare questo dobbiamo ovviamente escludere dalle nostre considerazioni la così detta “crisi economica” in quanto tale fattore è esogeno e quindi non dipende dalle aziende stesse.

Per semplificare ancora di più se un’impresa ha una solida gestione finanziaria e strategica riesce ad assorbire i periodi di crisi di mercato.

Sarà comunque in grado di navigare nelle acque agitate sopravvivendo e uscendone, magari anche un pò ridimensionata, ma integra.

Quindi ritengo fermamente che un’azienda debba essere strutturata per poter assorbire gli inevitabili periodi di crisi che l’aspettano e che questo deve essere previsto dai manager e dagli imprenditori soprattutto nel momento di crescita di mercato.

Purtroppo la situazione imprenditoriale italiana è ben lungi da questo scenario.

E molte imprese di costruzioni falliscono.

Primo motivo: margini troppo ridotti

Se andiamo ad analizzare l’utile netto delle aziende di costruzione vediamo che si attesta a valori a singola cifra nella fascia più bassa.

Ad esempio la Condotte Spa, società di costruzione tra le prime in Italia, riporta nel bilancio 2016 un risultato netto di soli 3 milioni di euro, a fronte di un Valore della Produzione di 1,315 miliardi di euro.

Un margine dello 0,2%!!!

E’ in grado Condotte Spa con margini così ridotti di assorbire eventuali brusche variazioni di mercato?

La Posizione Finanziaria netta (sostanzialmente la differenza tra denaro in cassa e debiti) pari a circa 618 milioni di debito!

Ugualmente per Salini-Impregilo, per l’anno 2017 ha riportato un fatturato di 6,3 miliardi ed un utile netto di soli 142 milioni pari a circa il 2,2% di mergine netto. Se non fosse stato per il progetto in Venezuela il gruppo avrebbe subito una perdita di 82 milioni.

Qui la posizione finanziaria netta del gruppo è molto importante con un debito (netto) di oltre 646 milioni.

Astaldi Spa, a un passo dal fallimento, presenta per la gestione 2017 un utile di soli 17 milioni a fronte di un fatturato di 573 per il 2017. Pari al 2,3% di margine netto.

La posizione finanziaria netta di Astaldi è di 1’900 milioni di debito.

Questo vale per le società grandi, ma per le medie e le piccole le condizioni sono molto simili se non più gravi.

Secondo motivo: dipendenza da singole commesse

Le grandi società di costruzione, ma molto spesso anche le piccole società appaltatrici di opere pubbliche basano la loro sopravvivenza su poche commesse o addirittura singole commesse.

Dal punto di vista strategico ed imprenditoriale questo è un grande errore in quanto espone l’intera struttura aziendale ad un rischio commerciale molto alto.

Se poi consideriamo anche i rischi politici delle grandi opere, vedi ad esempio le commesse di Astaldi in Turchia, oppure la TAV in Italia, allora la diversificazione in questi casi sarebbe molto indicata.

Non è da trascurare anche la leva negoziale che si da in mano al committente.

Se costui è consapevole che dalle sue decisioni dipende il futuro commerciale e spesso la sopravvivenza dell’appaltatore avrà un vantaggio enorme nella gestione della commessa. Questo aspetto espone anche a pratiche illegali quali la corruzione.

Idee per mitigare il rischio

Ritengo che per una mitigazione del rischio un buon imprenditore o manager dovrebbe orientarsi su un numero di commesse, magari di dimensioni inferiori, tale che non incidano singolarmente più del 10-15% del fatturato.

Una frammentazione maggiore sarebbe raccomandata.

In definitiva, da un punto di vista del Margine di Sicurezza, investire in aziende che hanno bassi margini e alta rischiosità commerciale a causa di una contenuta differenziazione è sempre molto rischioso, anche se stiamo parlando di nomi importanti.

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di Giorgio Priori

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Priori Financial

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M&A Advisor,
Valutazione Aziende & Asset Finanziari
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